Cantiere navale o schiavismo?
LIVORNO _ I consiglieri comunali Gabriele Volpi, Marco Cannito, Rosalba Volpi e Alessandro Trotta hanno presentato un’interpellanza urgente in Consiglio Comunale. Oggetto dell’interpellanza la situazione denunciata dalla stampa nel cantiere navale. Si allega il testo dell’interpellanza.
L’ufficio stampa Gruppo Verdi
Al Signor Sindaco di Livorno
Alla Direzione Provinciale del Lavoro
Alla ASL n.6 di Livorno
Alla Procura della Repubblica
Alla Direzione dell’INAIL
Premesso che
Alla luce di quanto appreso dagli organi di informazione e visto il ruolo che il Comune di Livorno ebbe anche tramite l’attuale sindaco Cosimi nella vicenda dell’ex-Cantiere Orlando, siamo preoccupati per quanto vi accade.
Nell’ex-cantiere Orlando risultano esserci circa 300 ditte che vi lavorano ed operai (la maggior parte dei quali non livornesi) che guadagnano 3,50 euro all’ora (ferie, malattia e giorno di riposo compreso) per circa 10 ore, una miseria che non garantisce affatto il sostentamento ad una famiglia. Una condizione che mette il lavoratore in una condizione di sudditanza e senza potere contrattuale, per potergli spremere ogni stilla di energia. Siamo di fronte a una forma di schiavismo moderno, di cui non c’è coscienza neanche tra alcuni lavoratori e spesso c’è la sensazione d’impotenza e di solitudine della maggior parte.
Esiste anche la tremenda pratica del foglio di dimissioni firmato in bianco al momento dell’assunzione, un documento che il titolare della ditta tira fuori al momento giusto o perché ogni eventuale protesta muoia sul nascere.
Le ditte si avvicendano in modo convulso dentro l’area dell’ex-Cantiere, per la logica perversa degli appalti e subappalti che spesso chi ottiene il lavoro non riesce a rispettare.
In questi casi, quando si arriva addirittura al fallimento delle ditte, ai lavoratori non viene corrisposto nessun salario, lasciandoli nella disperazione.
Le condizioni di lavoro in cantiere sono infernali: forti odori acidi, rumore ad altissimi livelli, alte temperature, norme di sicurezza ignorate. Solo per citare alcune segnalazioni sembra che nessuno porti il casco di protezione per il caldo soffocante, vi siano cavi elettrici che passano a un metro e mezzo dal pavimento e tubi innocenti di impalcatura sporgenti ad altezza uomo.
La frammentazione delle aziende è sempre stato uno dei problemi in tema di sicurezza sul lavoro. Per evitare rischi d’incendio i lavori dovrebbero essere fatti separatamente ed invece sembra siano fatti in contemporanea.
La pericolosità e l’insalubrità degli ambienti mettono quotidianamente a repentaglio la salute e l’incolumità fisica dei lavoratori.
In ogni barca sembra ci sia un responsabile dei lavori, ma non è scontato che sia dipendente della Azimut. Sembra poi che ogni ditta sia, ma solo in parte, responsabile dei propri dipendenti. Un meccanismo che annacqua le responsabilità e in caso di incidente si entra in un ginepraio.
Sembra che alcuni operai lavorino tra le polveri tossiche e cancerogene dello stucco utilizzato, l’Epomar (codice R68 - rischi irreversibili- e R40 - possibilità di effetti cancerogeni) e che siano ricoperti da capo a piedi di questa sostanza, mentre altri lo respirano passando nell’area di lavorazione. Sembra infine che non vengono usate macchine automatizzate per evitare all’uomo questo tipo di lavorazioni e le sicure pesanti ricadute sulla salute. Sembra anche che gli aspiratori non risolvano la questione.
Siamo convinti che l’azienda abbia già da tempo in animo di trasferire la propria attività altrove, per lasciare spazio alla speculazione immobiliare. Evidentemente per l’Azimut-Benetti ciò che accade non basta a far crescere i profitti, e bisogna possibile trovare collocazioni ancora più vantaggiose sul piano dei bassi salari, della riduzione dei diritti e delle normative sulla sicurezza. Questa logica va fortemente combattuta da parte di tutte le forze politiche e sociali e democratiche della città.
Il Consiglio Comunale nel luglio e ottobre 2003 ha votato una delibera che era stata pubblicizzata come la quadratura del cerchio: un’area urbanizzata, un’area di cantiere, un’area per le riparazioni. Gli eventi di questi anni portano a dedurre che alla fine solo la speculazione edilizia troverà posto nell’area a discapito del cantiere, trasferito dove gli operai accettano paghe ancora più basse e diritti minori, e delle riparazioni navali, già in gran parte perdute a causa di una gestione del porto che riteniamo miope.
Tutto ciò premesso
chiediamo di essere informati in merito a quanto segue:
1) quali iniziative ha in animo il Sindaco e la Giunta per contribuire a ripristinare la legalità ed il rispetto dei diritti alla salute, alla sicurezza ed ad un salario equo
2) quali iniziative si intende mettere proporre per estinguere la piaga delle cosiddette paghe globali (3,50 euro all’ora lavorativa) e del lavoro dei pensionati dentro le aree ex-Cantiere?
3) quali iniziative il Sindaco, quale massima autorità sanitaria nel territorio, intende proporre per affrontare il problema delle gravi condizioni di insalubrità e pericolosità delle attività nel ciclo produttivo dei megayachts;
4) quali sono gli effetti sulla salute della polvere dello stucco Epomar.
5) se ed in quale modo s’intende operare perché i contenuti dell’accordo sindacale del maggio scorso possa venire rispettato, radicando sul territorio, su criteri di qualità e di rispetto delle normative sul lavoro e sulla sicurezza, molte delle attività oggi date in appalto in modo selvaggio ed al massimo ribasso.
6) se e quali sono le misure di sicurezza e di prevenzione che non funzionano o non vengono utilizzate all’interno dell’ex-cantiere navale?
5) essendo presenti molte ditte, qualora avvenisse un incidente ad un lavoratore, se si è in grado di conoscere di chi è la responsabilità, e se esiste un coordinamento che riesca a controllare l’intreccio tra le varie lavorazioni e le conseguenti valutazioni coordinate delle misure di sicurezza;
6) se s’intende, infine, rispondere positivamente alla richiesta dei gruppi consiliari firmatari, di audire in III Commissione Consiliare l’USL, l’INAIL e la Direzione Provinciale del Lavoro per fare chiarezza sulla situazione nel ciclo produttivo dei megayachts, ma anche per avere un quadro d’insieme delle condizioni generali del lavoro nella nostra città.
































